venerdì 29 novembre 2013

La crisi vista dalla Germania

Già nei giorni scorsi ho parlato del rapporto dei tedeschi con la crisi.

Come già accennato allora, non nego che ci sia anche qui una certa crisi.
Quello che dobbiamo chiederci è che tipo di crisi ci sia.

Normalmente, quando un paese è in crisi (o, peggio, recessione) il significato di ciò è che la ricchezza globale del paese diminuisce (che poi alcuni ricchi e/o potenti si arricchiscano con le crisi è vero, ma non cambia il discorso sulla ricchezza globale).
Per dirla terra terra: i singoli cittadini possono stare meglio o peggio, ma il paese nel globale sta peggio.

In Germania in questi anni di crisi si sta verificando un fenomeno strano.
La ricchezza globale del paese (sia intesa come conti pubblici che come economia) sta aumentando. Quindi non dovrebbe esserci crisi.
Però il numero di poveri, di persone che devono affidarsi ai servizi sociali, di persone che abbisognano di più lavori per vivere sta anche aumentando. Quindi dovrebbe esserci crisi.

Contraddizione? Solo a prima vista.

Il problema della Germania (e anche la spiegazione del fatto perché la Germania sia un campione di esportazioni mentre la domanda interna stagna) è la distribuzione della ricchezza.

Il vecchio modello solidale renano (in pratica il modello della vecchia Germania Ovest) dove industriali e sindacati si equilibravano e limitavano a vicenda è crollato col crollo del muro. Quel modello è stato sostituito dal liberismo sfrenato (benedetto soprattutto dal primo governo "di sinistra" dopo l'era Kohl: il governo Schröder del 1998... degno compare delle tre B: Bush, Blair, Berlusconi).

E da allora la ricchezza del paese è sì aumentata. Nelle tasche dei super ricchi.
Il ceto medio (come ho scritto nell'articolo citato all'inizio di questo) sta comunque bene (anche se forse non è più così esteso come prima).
Mentre la classe "bassa" (oltre a essersi espansa) sta peggio. Decisamente peggio rispetto a prima della crisi.

Saluti,

Mauro.

giovedì 28 novembre 2013

Comunicazione di servizio 2

Mi sono appena accorto che Blogger (sì lo so, il mio blog sembra - e un tempo lo era effettivamente - su Blogspot... ma Blogspot è stato acquistato da Blogger, il quale a sua volta è stato acquistato da Google) ha una strana idea di spam.

Alcuni commenti assolutamente normali sono stati catalogati da Blogger come spam.
Per di più alcuni anche con metodologie assurde:
- Uno dei commentatori più assidui si vede passare la maggioranza dei commenti, ma un paio (tra le altre cose tra i più innocenti) finiscono nella casella spam;
- Alcuni commenti appaiono normalmente in coda al mio articolo ma dopo poco tempo vengono trasferiti nella casella spam, sparendo dalla pagina (e io quindi ho inizialmente l'impressione che siano stati cancellati dall'autore).

Quindi... continuate a leggermi e a commentarmi... ma se il vostro commento non appare, invece di scriverlo venti volte oppure di urlare alla censura... scrivetemi in privato e ricordatemi di controllare nella casella spam ;)

Saluti,

Mauro.

mercoledì 27 novembre 2013

Il primo passo è stato fatto

Ma il secondo passo è il più importante e - purtroppo - difficile.

Berlusconi è fuori dal Parlamento. Cosa buona e giusta.

Ma il berlusconismo è ancora dentro molti, troppi, di noi. E se vogliamo cambiare veramente pagina... è il berlusconismo che dobbiamo vincere. Non (o almeno non solo) Berlusconi.

Saluti,

Mauro.

martedì 26 novembre 2013

Lo strano rapporto dei tedeschi con la crisi

La Germania sta affrontando la crisi europea e mondiale con meno problemi di altri paesi. I motivi sono diversi (alcuni vanno a onore della Germania, altri vanno a suo disonore), ma non è mio scopo qui esaminare i perché o i per come.

Qui voglio parlarvi di un effetto psicologico che la crisi ha su molti tedeschi.

Premetto che la crisi comunque si sente anche qui, non forte come altrove (anzi), ma il precariato per esempio è aumentato come è aumentato il numero di coloro che hanno bisogno di sostegno dai servizi sociali (che poi il sostegno lo ottengano anche, è un altro paio di maniche).
Però la maggioranza dei tedeschi vive ancora bene.
La grande maggioranza di coloro che hanno un lavoro fisso non ha particolari preoccupazioni e gli stipendi del cosiddetto "ceto medio" sono superiori che altrove (Scandinavia esclusa).

Eppure c'è gente che stringe la cinghia mentendo a sé stessa.
Gente che guadagna anche 80-100000 € (lordi) l'anno e che rinuncia a cose che prima della crisi si concedeva o che va alla ricerca di prodotti più economici o di offerte speciali perché "con la crisi non ce la si fa più ad arrivare a fine mese". Quanti ne sento che ragionano così!
Eppure, grazie alla crisi, per il cittadino medio addirittura la vita è diventata meno costosa (i prodotti importati costano meno e per quelli tedeschi la concorrenza tra produttori è diventata più aspra).

Eppure... non ce la fanno ad arrivare a fine mese.
Boh, forse i soldi che guadagnano evaporano da soli, oppure hanno una data di scadenza (antecedente alla fine del mese, evidentemente!) o altro fenomeno misterioso analogo.

Io appartengo alla categoria di persone (come ceto, non come lamentosità!) di cui sopra e rispetto al 2008 (anno di inizio della crisi) oggi posso permettermi, qui in Germania, di più di quanto potevo permettermi cinque anni fa (pur pagando più tasse rispetto a cinque anni fa).

Saluti,

Mauro.

Conoscete la storia del "made in Germany"?

Oggigiorno (e per lo meno dalla fine della seconda guerra mondiale) la denominazione "made in Germany" (per gli anglofobi: "fatto/prodotto in Germania") è una garanzia di qualità.
Magari non di qualità estetica, ma senza dubbio di qualità tecnica.

Ma, per quanto la cosa possa sorprendervi, non è sempre stato così.
Anzi, il marchio "made in Germany" nacque come certificazione di scarsa qualità. Estetica anche, ma soprattutto tecnica.

Nel diciannovesimo secolo, il secolo della rivoluzione industriale, il paese guida come economia e - soprattutto - come tecnologia era il Regno Unito. Gli altri inseguivano.
La Germania aveva al tempo poca potenzialità innovativa, ma notevole forza lavoro, quindi poca possibilità di produrre prodotti di qualità ma grande potenzialità di produrre prodotti economici... insomma ai tempi la Germania era quello che la Cina è divenuta in tempi recenti.

I britannici non avevano un grande amore per i prodotti tedeschi in generale e per quelli di bassa qualità in particolare... quindi imposero per legge la stampigliatura "made in Germany" per ogni prodotto che arrivava dalla Germania, in modo che i possibili acquirenti fossero avvertiti della bassa qualità di ciò che stavano comprando.

Oggi, 150 e passa anni dopo, quello che era nato come simbolo di scarsa qualità è diventato (non sempre a ragione, comunque) un simbolo di alta qualità.

Saluti,

Mauro.

giovedì 21 novembre 2013

Mille e non più mille

L'articolo pubblicato la notte scorsa sull'ultimo romanzo di Jo Nesbø è stato l'articolo numero 1000 nella storia di questo blog (nato il 19.06.2006, interrottosi il 20.03.2007 e ripreso il 15.10.2009).

Altri avrebbero scritto un articolo celebrativo come articolo numero 1000... ma io trovo che sarebbe stato disonesto, una forma di doping... come dire "non ho idea di cosa scrivere, quindi colgo l'occasione del numero tondo e mi autocelebro".

Io invece di cose da scrivere ne ho. Però sono anche abbastanza vanitoso da autocelebrarmi.
Quindi l'articolo numero 1000 è un articolo normalissimo... ma quello successivo (quello che state leggendo) è l'autocelebrazione :-)

Saluti,

Mauro.

Anche lui ci è cascato

Jo Nesbø ci è cascato.

Come vi avevo raccontato qui, Nesbø aveva fatto morire il suo eroe Harry Hole, anche se senza dirlo esplicitamente.
E, come dissi, lasciare la porta aperta a una resurrezione era pericoloso: se detta resurrezione fosse avvenuta, sarebbe stato un trucchetto da serie hollywoodiana, non da giallista serio.
Purtroppo Jo Nesbø ci è cascato.

Qui in Germania è appena uscito il suo nuovo romanzo, "Koma" ["Coma"] (titolo originale norvegese "Politi" ["Polizia"]).
Da bravo tossicodipendente (la mia droga sono i gialli nordici, scandinavi in particolare) lo ho comprato e lo leggerò. Magari scoprirò anche che è il miglior romanzo di Nesbø... ma rimane il fatto che la rinascita di Harry Hole è un trucchetto hollywoodiano e non fa onore all'autore.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 20 novembre 2013

Ma cosa cacchio hai da ridere?

Una categoria di persone che mi sta estremamente sulle balle è quella composta da coloro che ti fanno una battuta o ti raccontano una barzelletta e poi si mettono a ridere prima ancora che tu abbia il tempo di reagire.
Ma che cacchio hai da ridere?
Tu hai fatto la battuta o hai raccontato la barzelletta... è chi ti sta ascoltando che deve ridere (se la battuta/barzelletta lo merita) o rimanere impassibile (se la battuta/barzelletta non lo merita). Non tu! Tu devi aspettare la reazione di colui al quale hai fatto la battuta/barzelletta, tu puoi permetterti al massimo un sorriso. Non puoi, non devi ridere per primo!

E così io, quando incontro certi figuri, non rido neanche quando la battuta/barzelletta è splendida (almeno fino a che il figuro può vedermi, al limite rido quando non può vedermi). Peggio per loro.

Saluti,

Mauro.

domenica 17 novembre 2013

La nostra omofobia quotidiana

A due passi da casa mia c'è una birreria (la classica Kneipe tedesca, che in realtà ricorda più la vecchia taverna che la birreria come la intendiamo noi italiani).
Questo tipo di locali non sono la mia passione, anzi, ma quando ho voglia di una birra fresca e non ho voglia di muovermi... mi faccio i cinquanta metri fino all'angolo della strada e mi prendo una bella birra e magari mi faccio due chiacchiere con l'ostessa (romena) o con altri clienti (tutti rigorosamente coloniesi). Poi dopo una birra, massimo due, me ne torno a casa e praticamente mi dimentico di esserci stato, tanto anonima quant'è.
L'unica cosa che veramente mi piace di questo locale è la musica: non le classiche canzoni in dialetto coloniese tipiche qui di questi locali, ma musica internazionale degli anni '70-'80 (raramente '90).

L'altro giorno però non mi sono dimenticato tanto facilmente di esserci stato.
E di ciò è "colpevole" Elton John. Elton John non è il mio idolo assoluto (di idoli ne esiste uno solo e si chiama Bob. Bob Dylan.) ma è un cantante che apprezzo molto. Ma qui non conta il suo valore musicale e neanche il mio gusto musicale.

Appena è uscita dalle casse la voce di Elton John, l'ostessa è saltata su dicendo "che schifo!". Io ho pensato che non apprezzasse Elton John, cosa legittima anche se la reazione mi è sembrata eccessiva.
No, purtroppo, a lei della musica di Elton John non interessava nulla... lo "schifo" era che si osasse trasmettere la musica di un "frocio" :-(

Io, purtroppo o per fortuna, in casi del genere non riesco a tenere la mia boccaccia chiusa e ho reagito.
Comunque, prima di entrare in discorsi morali su etero- o omosessualità, ho provato a rimanere in tema musicale e le ho detto "Ma, scusa, se la musica è buona, che te ne frega del resto? Ascolta la musica e non pensare ad altro".
E lei, no, a dire che no, non si può, la musica non conta, Elton John è una persona schifosa.

A quel punto allora sono passato a dirle quello che veramente penso: "Senti, Mariana, io e te siamo nati etero, lui è nato omo. Dove sta il problema? Può piacere o non piacere, ma è natura, come il nascere maschio o femmina."
La sua risposta mi ha lasciato senza parole (e chi mi conosce sa che è difficile lasciarmi senza parole): "No, non è nato così. Non si può nascere così. Non si nasce così".

Una cosa del genere non la avevo mai sentita neanche dai più retrogradi e fondamentalisti esponenti del cattolicesimo o dell'islam.

Come detto, sono rimasto senza parole.
Del resto, quando senti un'affermazione del genere, hai solo due scelte. O te ne vai o ammazzi la persona che l'ha fatta.
Ho preferito (forse vigliaccamente) andarmene.

Saluti,

Mauro.

venerdì 15 novembre 2013

Avrei voluto scriverlo io

Questo articolo avrei voluto (e forse dovuto) scriverlo io.
Affetto e rispetto alla sua autrice.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 13 novembre 2013

Simpatici falsi amici

Io non sono un linguista, né aspiro a diventarlo. Però molti temi legati alle lingue mi interessano e mi divertono.
Uno di questi sono i falsi amici.

Qui non voglio fare un trattato linguistico-filologico, ma semplicemente elencare alcune simpatiche dicotomie linguistiche (limitandomi a quelle dove la grafia nelle varie lingue è la stessa, non contando le assonanze).

Se chiedo del burro in Italia, mi danno un latticino.
Se chiedo del burro in Spagna, mi danno un asino.

Se chiedo dell'öl in Germania, mi danno del petrolio.
Se chiedo dell'öl in Svezia, mi danno della birra.

Se chiedo però della bier in Germania, mi danno della birra.
Se chiedo invece delle bier in Danimarca o Norvegia, mi danno delle api.

Se faccio appropriate nel Regno Unito, mi approprio di soldi.
Se faccio appropriate negli Stati Uniti, metto a disposizione dei soldi.

Se seguo un course nel Regno Unito, seguo un intero corso di laurea.
Se seguo un course negli Stati Uniti, seguo una particolare materia all'interno di un corso di laurea.

Se abito nel first floor nel Regno Unito, abito sopra il piano dove sta il portone.
Se abito nel first floor negli Stati Uniti, abito nel piano dove sta il portone.

Se chiedo un liquor nel Regno Unito, mi danno un brodo vegetale.
Se chiedo un liquor negli Stati Uniti, mi danno un distillato alcolico.
Se chiedo un liquor in Italia, mi fanno un esame al midollo spinale.

Se chiedo una camera in Italia, mi danno una stanza d'albergo.
Se chiedo una camera nei paesi anglosassoni, mi danno una macchina fotografica.

Se cerco un casino in Italia, cerco del caos o un bordello.
Se cerco un casino in Germania o nel Regno Unito, cerco una casa da gioco, un casinò.

Se voglio un'estate in Italia, voglio una stagione (possibilmente calda e vacanziera).
Se voglio un'estate nei paesi anglosassoni, voglio una proprietà immobiliare.

Se ricevo un gift in Germania, finisco avvelenato.
Se ricevo un gift nei paesi anglosassoni, ricevo un regalo.

Se incontro un doof in Germania, incontro un tonto.
Se incontro un doof nei Paesi Bassi, incontro un sordo.

Se ti urlo alt in Italia, ti intimo di fermarti.
Se ti urlo alt in Germania, ti urlo che sei vecchio.

E la lista potrebbe continuare ad libitum...

Saluti,

Mauro.

mercoledì 6 novembre 2013

A zonzo per Brema - Precisazioni

Ieri ho pubblicato un articolo dedicato alla mia gita a Brema nello scorso finesettimana.

Turz ha espresso nel suo commento perplessità sull'affidabilita dei cartelli nella terza foto.
Ora, io so che le sue perplessità sono ingiustificate, perché - al di là dell'aver visto i cartelli coi miei occhi - mi sono anche informato al proposito.
Ma sono perplessità comprensibili, soprattutto per chi, come Turz, conosce la Germania e il tedesco ma non conosce Brema.

Rivediamo la foto "incriminata":


Il primo dubbio può venire dal nome della piazza: Loriotplatz (Piazza Loriot).
Per chi non lo sapesse Loriot è stato un grande comico tedesco, forse il più grande, con una comicità che univa il terra-terra al surreale (ed entrambi conditi con molta cultura).
Dato che Loriot è morto solo due anni fa e di fatto non aveva nessun legame con Brema... può sembrare che la targa col suo nome sia opera di qualche burlone... invece no.
L'intitolazione della piazza è un atto ufficiale della città di Brema, anche se recentissimo (avvenuto nel giugno di quest'anno). Per chi conosce il tedesco, basta leggere questo articolo del Weser Kurier.

Chiarito ciò veniamo al cartello che veramente ha attirato la mia attenzione: quello sottostante che vieta di portare armi tra le ore 20 e le ore 8.
È un divieto strano, su questo siamo tutti d'accordo: il porto d'armi non è uguale per tutti (infatti indica dove e quali armi una persona può solo possedere o possedere e portare con sè), ma non indica - salvo casi molto particolari - limitazioni orarie. E qui la limitazione oraria è generalizzata, senza eccezioni.
Per di più, posizionato proprio sotto il cartello con il nome di un comico, può sembrare a sua volta una burla.
E invece no: il cartello che indica il divieto di portare armi è un cartello ufficiale della città di Brema. La prova - per chi parla tedesco - è qui.

Un altro commentatore, l'amico Layos, si è "lamentato" del fatto che non ho pubblicato una fotografia della statua dei musicanti di Brema.
Bene, per accontentarlo gliene mostro qui due, di due statue diverse :)




Saluti,

Mauro.

A zonzo per Brema

Brema... città portuale, città di commercio, città di caffé e di cotone...

...ma anche città di maiali:


E anche città dove gli archi "di trionfo" vengono fatti non con marmo, bensì con ossa di balena:


Ma soprattutto città con strane regole per le armi... dalle 20 alle 8 sono proibite, ma dalle 8 alle 20... non si sa, magari è permesso il selvaggio West (il cartello dice che dalle 20 alle 8 è proibito portare con sè armi o oggetti pericolosi... ma quel cartello vale solo per chi lascia la città vecchia in direzione stazione... altrove detto cartello non si trova)...


Saluti,

Mauro.