sabato 31 marzo 2012

Dettagli coloniesi 15 - Duomo ferroviario

Le guglie del duomo viste dai binari della stazione...


Saluti,

Mauro.

mercoledì 28 marzo 2012

Amici e nemici. E sono tutti genii

Il governo Monti sta costruendo il bipolarismo perfetto, altro che Berlusconi-Prodi o PD-PDL... qui si tratta di approvazione assoluta o disapprovazione assoluta. Non sembra esserci spazio per nulla in mezzo.
E già questo me lo rende simpatico perché significa che il governo Monti è sostanza e non immagine (che poi la sostanza sia positiva o negativa è un altro discorso, importante ma che non riguarda questo intervento).

Comunque sia, simpatie qua o antipatie là, a me recentemente è venuto un dubbio che non depone proprio a favore dell'intelligenza né degli amici né dei nemici di Monti.
Cioè: molte delle misure decise e realizzate avranno effetto a medio termine (sempre che il Parlamento che uscirà dalle elezioni del 2013 non le cancelli subito), non immediatamente, e solo quando cominceranno ad avere effetto si avrà la certezza se sono eque o inique, oneste o disoneste. Però tutti, favorevoli e contrari a queste misure, sembrano avere capito tutto già subito.

Saranno tutti genii.

Saluti,

Mauro.

domenica 25 marzo 2012

Direi che Brecht aveva ragione

Nell'"Opera da tre soldi" (atto III, scena 3) Brecht scrisse la seguente frase:

"Che cos'è l'effrazione di una banca di fronte alla fondazione di una banca?"

Senza stare a disquisire sulle colpe delle banche riguardo all'attuale crisi economica, direi che questa notizia riguardo alla confisca (tentata più che riuscita) dei beni mafiosi sia la miglior conferma di quanto Brecht avesse ragione: "Quel patrimonio da 20 miliardi tenuto in 'ostaggio' dalle banche".

Saluti,

Mauro.

venerdì 23 marzo 2012

Articolo 18

Negli ultimi anni (da ben prima che arrivasse Monti e anche da ben prima che arrivasse l'ultima crisi) in fondo non si fa altro che discutere sulla riforma (o addirittura sull'abolizione) dell'articolo 18 dello statuto dei lavoratori.

Premetto che io - pur ricoprendo oggi un incarico di una certa responsabilità in un'azienda al di fuori dell'Italia - vengo da una famiglia italiana operaia e moralmente e culturalmente (fortunatamente, vista la vuotezza morale e culturale dei quadri e delle dirigenze odierne) rimango un operaio (o proletario che dir si voglia) italiano.
Quindi chiunque voglia toccare l'articolo 18 o lo statuto dei lavoratori in genere trova in me un nemico. Un nemico senza se e senza ma.

Però ultimamente comincio a diffidare non solo dei miei "nemici" ma anche dei miei "amici".
Detto esplicitamente: ogni volta che leggo dichiarazioni di esponenti sia dell'imprenditoria, che della politica, che dei sindacati relativi a detto articolo, a detto statuto mi rendo conto che il primo problema da risolvere è il fatto che nessuno di detti rappresentanti ha mai letto lo statuto dei lavoratori e il famoso/famigerato articolo 18.

Quindi tutti - sia chi lo difende sia chi lo attacca - alla fine dei conti parlano a vanvera.

Forse la soluzione, prima di discutere di modifiche varie, sarebbe obbligare imprenditori, sindacalisti e politici a seguire un seminario, corso di studi o analogo per capire bene i contenuti di cui tutti parlano oggi senza conoscerli.

Saluti,

Mauro.

mercoledì 21 marzo 2012

Rosso governo, rosso sangue, rosso sinistra

Interessante e in parte anche sorprendente la storia del colore che rappresenta la sinistra.

Saluti,

Mauro.

martedì 20 marzo 2012

La primavera di Google

Secondo il doodle odierno di Google oggi sarebbe il primo giorno di primavera:


Peccato che sia solo l'ultimo giorno d'inverno e la primavera cominci in realtà domani. L'equinozio di primavera è una cosa, l'inizio ufficiale della primavera un'altra.

Saluti,

Mauro.

lunedì 19 marzo 2012

Cominciò tutto 50 anni fa

You're No Good
Talkin' New York
In My Time of Dyin'
Man of Constant Sorrow
Fixin' to Die
Pretty Peggy-O
Highway 51 Blues
Gospel Plow
Baby, Let Me Follow You Down
House of the Risin' Sun
Freight Train Blues
Song to Woody
See That My Grave Is Kept Clean

19 marzo 1962. Grazie Bob.

Saluti,

Mauro.

domenica 18 marzo 2012

Habemus Presidentem

Dopo le dimissioni figuraccia di Christian Wulff, rimasto in carica per poco più di un anno e mezzo e dimostratosi più adatto a una parte nel circo berlusconiano che alla più alta carica di un paese democratico (grazie Merkel per averlo di fatto imposto nel giugno 2010, credendo di poter così avere un suo servitore a ricoprire la più alta carica della Repubblica Federale Tedesca), da oggi la Germania ha un nuovo presidente: Joachim Gauck.

Figura limpida e assolutamente rispettabile.
Speriamo che i pagliacci che alloggiano in Parlamento (e in Cancelleria) lo rispettino quanto lo rispetta il popolo tedesco.

Saluti,

Mauro.

venerdì 16 marzo 2012

Dettagli coloniesi 14 - Consolante angolo

Nel giardino del nostro Consolato...


Saluti,

Mauro.

lunedì 12 marzo 2012

La Divina Tragicommedia

Un'associazione da me mai sentita prima (Gherush92) sembra voglia far epurare e/o togliere dalle scuole la Divina Commedia di Dante: Dante antisemita e islamofobo. La Divina Commedia va tolta dai programmi scolastici.

Io proporrei invece di epurare il mondo dal politicamente corretto e deportare in qualche isola desertica i politicamente corretti come questi qui.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui il collegamento al testo originale su Gherush92. 

domenica 11 marzo 2012

Anche questa è Colonia

È domenica.
Uno esce di casa per farsi una passaggiata.
Va in centro, ma non nelle vie dei turisti.
Spera in un po' di tranquillità unita però alle comodità del centro.

E all'improvviso auto che schizzano di qua e di là, che volano sopra altre auto, sirene che rompono i timpani, persone che corrono di qua e di là.

Insomma... si è andati a fare una passeggiata e ci si è ritrovati nel bel mezzo del set di Cobra 11.
Comunque, almeno uno sa che, essendo solo un set, nessuno si è fatto male. Ed è già qualcosa :-)

Saluti,

Mauro.

venerdì 9 marzo 2012

La leggenda che accompagna l'8 marzo

Ieri (cioè circa un'ora fa) era la giornata internazionale della donna.

Qualunque cosa ognuno di noi possa pensare riguardo a una simile celebrazione, una cosa rimane certa: una delle basi "storiche" di detta giornata è un mito, una leggenda metropolitana.
Molto diffusa anche tra le stesse donne, come dimostra un commento al mio intervento di ieri sulla giornata in questione.

Ora, qualunque cosa si pensi della giornata internazionale della donna... la strage nella fabbrica tessile Cottons a New York in un certo 8 marzo di inizio '900 (normalmente è citato l'anno 1908) non è mai avvenuta.
Incidenti (o addirittura stragi) sul lavoro con vittime esclusivamente o prevalentemente donne non ne mancano (anche a New York stessa)... ma tra essi non c'è quello che molti credono essere l'origine della celebrazione dell'8 marzo. Non c'è per un motivo molto semplice: non è mai esistito (non esiste del resto neanche alcun tipo di documento originale dell'epoca che ne parli, né ufficiale né di cosiddetta controinformazione).
In compenso esiste una ben precisa nascita della celebrazione dell'8 marzo: l'8 marzo 1917 a San Pietroburgo, Russia. Ben lontano da New York, USA.
Esistevano già prima celebrazioni della giornata della donna, in date variabili a seconda dei paesi... ma l'8 marzo "mondiale" è nato nel 1917 a San Pietroburgo in Russia: quel giorno nell'allora capitale del regno zarista le donne scesero in piazza per pretendere la fine della prima guerra mondiale. E la polizia (anche perché sentiva già l'odore della fine dello zarismo) non attaccò i cortei, lasciando che le donne russe potessero (di fatto per la prima volta nella storia mondiale) diventare protagoniste di una rivoluzione politica.

E allora perché la leggenda metropolitana della strage in fabbrica a New York?
Molto semplice. Le donne di San Pietroburgo, con la loro protesta, avevano spianato la strada alla rivoluzione d'ottobre, cioè al trionfo del comunismo... potevano gli Stati Uniti, l'Impero Britannico, la Francia sciovinista, la Germania imperiale, ecc. ecc. accettare ciò?
No. Avevano solo due scelte: impedire (con la violenza) che le donne venissero celebrate oppure trovare/inventare un altro motivo per celebrarle. Un motivo ben lontano dalle rivoluzioni russe/sovietiche.

E dato che gli USA già allora erano all'avanguardia nel costruire castelli in aria... nacque la fabbrica (mai esistita) tessile a New York dove morirono 100 e passa operaie (mai esistite).

Ora mi chiederete le fonti. E avete ragione.

Partiamo da Wikipedia:
Giornata Internazionale della Donna
International Women's Day

Qualche altra spiegazione in italiano:
Era l'8 marzo del 1917
La storia dell'8 marzo
Chiariamo un equivoco

Saluti,

Mauro.

giovedì 8 marzo 2012

Facciamo la festa alle donne

No, carissime, non vi faccio gli auguri. Oggi è una roba vostra e io, da uomo, non c'entro niente ;-)

Volevo però - battutte e battutacce a parte - fare una domanda alle mie lettrici: Cosa associa una donna oggi, nel XXI secolo, alla data dell'8 marzo? Che significato ha per voi, per voi singole persone reali, non per la donna in astratto?

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui potete leggere perché proprio l'8 marzo e non un altro giorno :-)

mercoledì 7 marzo 2012

Non mi convince

Non so perché, ma questa notizia non mi convince...

Saluti,

Mauro.

martedì 6 marzo 2012

Fortuna che queste cose succedono solo alle Ferrovie Italiane

Neve nel nord: più di 3500 passegeri bloccati sul TGV.

Due osservazioni:
- Il TGV è il fiore all'occhiello delle ferrovie francesi (e, a sentir Parigi, delle ferrovie europee tout court);
- Nel nord della Francia non ci sono montagne o colline a dar problemi: è tutto piatto o quasi.

Saluti,

Mauro.

lunedì 5 marzo 2012

Genova è

Ho ritrovato, tra tutte le cose salvate negli anni, questo bellissimo testo dedicato a Genova. Non lo ho scritto io, ma non so (o non ricordo) chi ne sia l'autore né da dove lo ho copiato.
Se qualcuno tra voi che mi seguite ha un'idea al proposito, me lo scriva.
Ma soprattutto... godetevi questa dichiarazione d'amore per la più bella città del mondo.

Aggiornamento: grazie agli amici di ISCG sono riuscito a scoprire l'autore del testo: Giammauro Gargiulo.
Qui la sua storia del testo stesso.

Saluti,

Mauro.

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Genova è. L'aperitivo al Monumento, con la faccia abbronzata e l'espressione rilassata, dopo una giornata passata in spiaggia, con le infradito e i pantaloni di tela, una birra in mano con il sole che accarezza lo specchio di mare di Garibaldi davanti a noi e che poi lentamente scompare dietro i monti. Alla fine incontri sempre qualcuno che conosci, anche quando proprio non vorresti vedere nessuno. A volte è persino quasi impossibile riuscire a raggiungere il bar ed altre volte invece aspetti che si faccia sera, seduto sul muretto sempre, settimana dopo settimana, nello stesso posto.

Genova è. Noi abitudinari, con i nostri punti fermi, un po' chiusi, un po' introversi, un po' diffidenti. Non ci apriamo subito con chi non conosciamo, guardiamo a volte con sospetto chi arriva in mezzo a noi e non perché temiamo qualcosa ma forse perché amiamo le nostre certezze e tutto ciò che non conosciamo, almeno un po', almeno all'inizio, ci intimidisce. E rispettiamo gli spazi degli altri, non amiamo entrare a forza.

Genova è. Il vittimismo, abbiamo sempre la certezza di essere in credito con la sorte, di aver subito un torto, di aver ottenuto meno di quanto pensiamo di meritare.

Genova è. Noi con gli scooter, sempre, con qualunque tempo. Quando piove, nelle nostre cerate gialle, impavidi tra gli spruzzi sollevati dagli autobus e le luci delle macchine in coda. Ci infiliamo negli spazi, nelle piccole strettoie degli ingorghi ed arriviamo sempre là davanti, per primi al semaforo. Vento, traffico, sole o pioggia, sappiamo che in un quarto d'ora arriveremo. Non sempre rispettiamo le regole della strada, ma in fondo esiste un codice non scritto per quelli in moto, è concesso andare nelle corsie preferenziali degli autobus, superare a destra, posteggiare tra gli alberi e le macchine. E quando siamo in scooter odiamo quelli in macchina che creano solo casino.

Genova è. La città che quando piove si paralizza. Le macchine in seconda ed in terza fila delle mamme e dei papà davanti alle scuole, gli ingorghi del venerdì alle sei senza poi alcun reale motivo. Le strade strette e ripide in cui guidiamo con disinvoltura, ci incrociamo a pochi millimetri con altre macchine senza il timore di toccarci e spesso senza neppure rallentare, come se ormai il nostro occhio fosse il più preciso degli ingegneri. Con la patente presa qui possiamo non avere timore di guidare in nessun altro posto. Noi che quando siamo in macchina odiamo quelli in scooter che si prendono precedenze che non hanno e si infilano in spazi troppo stretti per non essere guardati con sospetto.

Genova è. La focaccia calda, profumata, mangiata alle 4 del mattino dopo una notte fuori, oppure all'intervallo a scuola o sugli scogli quando la scuola decidi invece di saltarla. a casa a colazione il sabato mattina nel caffèlatte, o quella con la cipolla a pranzo, magari in spiaggia d'estate e solo i milanesi dicono sia pesante.

Genova è. La passeggiata di Nervi, bella, bellissima. le sue ringhiere azzurre, le panchine e le onde sugli scogli, incontri gente che corre, famiglie con il passeggino, fidanzati mano nella mano ed anziani che leggono il giornale, senegalesi che vendono originalissime imitazioni di borse ed occhiali firmati. Puoi vedere tutta la costa ed in quegli scogli là sotto, il mare, è particolarmente blu. Un angolo di paradiso che ci rilassa, ci rasserena, magari anche un venerdì sera in cui non si è fatto niente ed in cui ci si ritrova con gli amici a parlare, su una di quelle panchine. E poi il roseto, che ci rende orgogliosi agli occhi di chi viene da fuori come se, almeno in parte, l'avessimo creato anche noi.

Genova è. Piazza delle Erbe ed i Carruggi, che non sono piccoli, stretti ed umidi, ma vivi, che hanno la storia della città tra le pietre, che portano il profumo delle antiche trattorie e del pesto fresco, che ci regalano un po' di respiro nelle calde serate estive e che ci riparano dal vento in inverno. Luogo non stabilito di ritrovo di tutti.

Genova è. Bellissima anche d'inverno, quando le immagini in televisione mostrano la nebbia e la neve e noi ci affacciamo alla finestra e con il termometro a 8 gradi pensiamo - "Freddo stamattina!" - ed un sole soltanto un po' più pallido di quello primaverile ci fa ritrovare in spiaggia, con il maglione e la crema solare.

Genova è. La Corsica vista nelle giornate più limpide.

Genova è. La Lanterna, insignificante agli occhi distratti dello straniero, splendida ed imponente ai nostri, che sempre la cercano guardando il porto.

Genova è. I suoi fortini, le passeggiate sui monti, le sagre dell'entroterra, le fave ed il salame di Sant'Olcese.

Genova è. La sopraelevata, antiestetica per alcuni, scomoda e da tirare giù per altri. ma quando torniamo dopo giorni passati fuori, lei è lì ad accoglierci, come se ci stendesse il suo tappeto e ci introducesse di nuovo nella nostra vita ed è come se ci parlasse, mostrandoci i traghetti della Tirrenia, le navi della Costa, l'Expò ed il Bigo e dall'altra parte, quasi un altro angolo di mondo, i palazzi sulle alture, Principe, il Miramare, Sottoripa, via Gramsci e via Prè.

Genova è. Un derby perenne, nelle parole, nei bar, nei campetti e nell'orgoglio di mostrare i propri colori,le sciarpe di lana d'inverno, le magliette d'estate, gli adesivi sui caschi ed una volta i bollini sulle targhe. Il nervoso, la rabbia tra "cugini", la gioia per le loro sconfitte e poi, i migliori amici, che sono sempre di fedi opposte.

Genova è. Un'emozione quelle rare volte in cui cade la neve. Il Monte Fasce che non sembra più nemmeno lui, le spiagge degli stabilimenti di Corso Italia imbiancate ed i bambini e forse ancor di più gli adulti che giocano come fossero in montagna.

Genova è. Bogliasco, Pieve e Sori. dove si conoscono tutti e puoi ancora trovare il piccolo Alimentari ed il Droghiere.

Genova è. Il piacere delle trattorie, i tavoli di legno e le brocche di vino della casa, Traso e Sussisa, le trofie al pesto ed i pansoti al sugo di noce, i menù su semplici fogli di carta e la soddisfazione sul viso quando esci.

Genova è. Le focaccette al formaggio in passeggiata a Recco, quella focaccia che tutta l'Italia ha provato ad imitare.

Genova è. I sabati pomeriggio in Via XX, i ragazzi tirati che fanno le vasche. i negozi di Via San Luca, via Luccoli, Piazza Soziglia e Piazza Banchi, e quelli un po' più snob di Galleria Mazzini e via XXV Aprile.

Genova è. La Cattedrale di San Lorenzo e quella bomba caduta inesplosa nella Seconda Guerra che ancora puoi ammirare e toccare con superstizione e timore all'interno.

Genova è. I sensi delle strade cambiati ogni sei mesi, le buche nell'asfalto coperte solo dopo che è caduto qualcuno, i perenni lavori e le pezze messe a coprire ancora più pericolose dei buchi.

Genova è. Il Righi di sera, dentro la macchina a cercare un po' di intimità.

Genova è. Troppo stretta per le nostre ambizioni, troppo antica, siamo contenti di poter andare via appena possibile ma già al di là dei Giovi ci sentiamo smarriti, come se ci avessero tolto di notte, all'improvviso, la nostra calda e sicura coperta, ci manca il mare, ci manca la sua riservatezza e non vediamo l'ora di poter tornare.

Genova è. Il dialetto che ormai in pochissimi parlano. Ma che quasi tutti capiscono.

Genova è. L'Aurelia con il sole in faccia, i riflessi del mare, le barche a vela, gli alberi fioriti e la serenità negli occhi.

Genova è. Non è vero che siamo tirchi e non sopportiamo quando la gente ci identifica con questo luogo comune. A volte, siamo solo un po' più oculati nelle spese.

Genova è. Il Cristo degli abissi e le gite in barca, Portofino e Camogli, ancora più belle se viste dal largo.

Genova è. La città di Colombo e non importa se di qui se ne è andato e molti lo considerano più spagnolo. Noi abbiamo la sua casa e che non si dica che non è autentica!

Genova è. La pausa pranzo fatta al mare, con il costume sotto la giacca e la cravatta.

Genova è. La fiera di Sant'Agata, i banchetti di Brignole a Natale, i fuochi di San Giovanni il 24 giugno e quelli di Recco.

Genova è. Il mare visto dalla mia finestra.

domenica 4 marzo 2012

Il capitano e il vulcaniano

In questi giorni mi sono trovato a chiacchierare con un'amica di Star Trek. A me piace, ma non sono uno di quelli che vanno ai raduni e neanche uno che conosce a memoria metà delle puntate o più (come questa mia amica... non va ai raduni, ma le puntate se le è videoregistrate in testa :-) ).

E mi è venuto da pensare come sono stati creati simbiotici i due personaggi alla base della fortuna della serie: il capitano Kirk e Mr. Spock.
Due personaggi interpretati da grandi attori (William Shatner e Leonard Nimoy hanno dimostrato il loro valore anche lontano da Star Trek pur restando ad essa indissolubilmente legati), ma l'interesse mio è per i personaggi, non per gli interpreti.
Kirk e Spock sono stati "disegnati" dagli sceneggiatori assolutamente simbiotici. Il vero personaggio non è Kirk o Spock, ma il rapporto tra i due.
Se uno dei due fosse stato pensato anche solo un pochino diverso, senza cambiare adeguatamente anche l'altro, probabilmente Star Trek sarebbe morta giovane. La dimostrazione di ciò sono le (poche) puntate in cui uno dei due è assente o quasi: le peggiori, o comunque le meno riuscite.

Saluti,

Mauro.

giovedì 1 marzo 2012

4 marzo 1943 - 1 marzo 2012

Ciao Lucio.

















Saluti,

Mauro.

Ops... un altro incidente di Repubblica

Che i potenti (anche quelli "democratici") abbiano sempre volentieri manipolato le proprie immagini per mettersi nella luce migliore (o per togliere luce a collaboratori troppo visibili e agli avversari) non è un segreto per nessuno. Prima delle possibilità di manipolazione digitale odierna le tecniche erano più complicate e costose... ma ciò era un problema solo per i comuni mortali, non per i potenti.

Oggi Repubblica pubblica online una scelta di antiche foto manipolate, affiancate agli originali non manipolati (OK, nessuno garantisce - a parte la parola di Repubblica - quale sia l'originale e quale la manipolazione, però le conoscenze storiche sono un indizio a favore delle definizioni di Repubblica).

Foto molto interessanti devo dire (qui la scelta completa).
Però una foto mi ha fatto dubitare delle conoscenze storiche del redattore. Quella che ritrae il primo ministro canadese Mackenzie con i reali inglesi nel 1939 a Banff, Canada.
La didascalia di Repubblica dice: Il primo ministro canadese William Lyon Mackenzie con la regina Elisabetta I. In realtà con i due c'era anche Re Giorgio VI, eliminato successivamente dall'immagine per non offuscare la figura del premier canadese.

Ci sono due problemi.

Primo: la "regina Elisabetta I" non è la regina Elisabetta I, in quanto Elisabetta I regnò nella seconda metà del '500... e quindi è difficile avere sue foto. Non solo in Canada.
Secondo: tenendo conto che (ancora oggi, non solo nel 1939) la regina (o il re) d'Inghilterra è anche capo dello stato canadese... è un po' difficile che un primo ministro - per quanto di idee antimonarchiche - possa permettersi senza conseguenze simili manipolazioni.

Saluti,

Mauro.