martedì 25 ottobre 2011

Ignoranza brevettata

Oggi la Repubblica ha pubblicato sul suo sito un articolo sulla controversa possibilità di brevettare prodotti agricoli: Brevetti, patate e broccoli come auto di lusso - Le mani delle multinazionali sui prodotti agricoli.

La questione - da un punto di vista politico, legale e sociale - è complessa e importante, per cui non voglio entrare in questo intervento nel dibattito favorevoli-contrari. Me ne tengo fuori e (almeno qui oggi) non vi dico come la penso.
Voglio usare l'articolo di Repubblica come ennesima dimostrazione della crassa ignoranza del giornalismo italiano, soprattutto quando si tratta di questioni tecnologiche e scientifiche.

Eppure bastava fare una brevissima ricerca su Internet e Andrea Tarquini (l'autore del testo... definirlo articolo in realtà è troppo) avrebbe evitato una figuraccia colossale.

Intanto comincia subito dimostrando di non aver neanche saputo copiare bene il nome dell'ufficio brevetti europeo: European Patent Office. Ma per lui il Patent merita una s in fondo.
Vabbé, facciamo finta che sia un errore di battitura.

Le perle successive però non sono errori di battitura.

Leggo: "Il brevetto per strappare al resto del mondo l'esclusiva della patata, del pomodoro, del broccolo, della bistecca".
A parte che esistono comunque differenze anche regolamentative tra prodotti vegetali e prodotti animali, a livello di brevettabilità c'è molta differenza tra una materia prima (in questo caso patata, pomodoro, broccolo) e un prodotto lavorato (in questo caso bistecca).
Oppure per voi l'alluminio e l'automobile, il legno e la cassapanca, lo zolfo e il fiammifero sono la stessa cosa?

Leggo: "l'Ufficio europeo dei brevetti annullerà il ricorso contro il brevetto sul broccolo (EP10698199)".
Nella banca dati dell'EPO non vi è traccia di un brevetto con codice EP10698199.
In compenso esiste il brevetto EP1069819. Che non è un brevetto sul broccolo, ma un brevetto su una ben particolare e precisa caratteristica di broccolo non esistente in natura, cioè una contenente più elementi anticancerogeni. Infatti il titolo di questo brevetto recita: Method for Selective Increase of the Anticarcinogenic Glucosinolates in Brassica Oleracea.

Leggo: "Poi seguirà il brevetto sul pomodoro (EP1211926)".
Il brevetto EP1211926 invece esiste. E conferma che il "giornalista" vuole farci credere quello che non è. Non viene per niente brevettato il pomodoro in sé, bensì un particolare metodo di produrre un pomodoro con ridotto contenuto d'acqua e il prodotto che ne risulta (non esistente in natura!). Titolo del brevetto: Method for Breeding Tomatoes having Reduced Water Content and Product of the Method.

Leggo: "In altre parole, per spiegare tutto ai profani: chi vorrà coltivare pomodori dovrà pagare ogni anno al detentore del brevetto, cioè a una multinazionale, una royalty, un diritto di brevetto".
Qui si tratta completamente di parole in libertà, con le quali il "giornalista" dimostra di non sapere cosa è un brevetto. Lui ai "profani" non spiega niente, se non palle colossali.
Se uno vorrà coltivare quel particolare pomodoro, usando quel particolare metodo, dovrà pagare dei diritti (a proposito: le royalties in italiano sono i diritti, non usiamo l'inglese per coprire l'ignoranza). Se uno vorrà coltivare i pomidoro che si sono sempre coltivati NON dovrà pagare un cazzo a nessuno.
Solo cose nuove e non esistenti in natura infatti sono brevettabili. Quindi il pomodoro, il broccolo, il fagiolino, la fragola, ecc. che conosciamo continueranno a essere liberamente coltivabili e continueranno a non essere brevettabili. Punto.

Leggo: "La produzione indipendente di verdure di cui l'umanità si nutre da millenni verrà quasi equiparata all'attività di chi, come le industrie cinesi controllate dal sistema totalitario al potere a Pechino, produce e vende copie spudorate di auto, treni ad alta velocità o aerei".
Caro il mio "giornalista", no, la produzione indipendente di cui parli continuerà a essere indipendente e libera, come spiegato sopra. Che a te piaccia o no.
Quello che succederà è che - se il prodotto artificiale brevettato risulterà migliore e/o preferito rispetto a quello naturale classico - il piccolo contadino sparirà non reggendo la concorrenza del grande produttore.
Ma questo succede già. Anche senza brevetti. E non solo in agricoltura. Purtroppo il pesce grosso mangia il pesce piccolo. E non sempre lo fa con fair play.

Leggo: "Conseguenza: agricoltori e allevatori, soprattutto nel terzo mondo ma anche da noi in Europa, rischieranno di andare in rovina".
Succederà anche senza brevetti. Anzi ha cominciato a succedere ben prima che fosse possibile modificare in maniera mirata (geneticamente o mediante incroci o altri metodi) i prodotti agricoli. Ma a quanto pare, caro Tarquini, quando è successo dormivi della grossa.

Leggo: "Sembra linguaggio ostico da addetti ai lavori, ma tradotto in pratica significa che le multinazionali non avranno più solo in mano i brevetti esclusivi del cibo transgenico, bensì anche del cibo tout court".
Perfetta ciliegina sulla torta di un cumulo di ignoranza. O di malafede?
Il signor Tarquini cita due brevetti che parlano esplicitamente di cibi modificati in laboratorio (non esistono solo le modifiche transgeniche nei laboratori) e poi - sfruttando l'ignoranza diffusa per quanto riguarda le materie tecniche e scientifiche - cerca di farci credere che sia brevettabile il cibo in generale.
Commettendo due gravi errori:
1) Il cibo è quello che ti arriva nel piatto, non necessariamente e soprattutto non direttamente quello che viene coltivato o allevato;
2) Non puoi brevettare ciò che già esiste. Una cosa (oggetto o pianta che sia) è brevettabile solo se nuova e non naturale.

Leggo: "Se brevetti il broccolo o il pomodoro, detto in soldoni, l'agricoltore ovunque nel mondo dovrà pagarti ogni anno i diritti".
E insiste! Il broccolo o il pomodoro non lo puoi brevettare. Punto.

E non ho commentato tutto. Il resto ve lo risparmio.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Qui una spiegazione per valutare l'affidabilità dello scrivente :-)

P.P.S.:
E qui una lettera a Repubblica sull'argomento.

19 commenti:

  1. Bravo! L'ignoranza non ha limiti, purtroppo questa gente ha credito,chi non sa legge e ci crede.

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  2. Grazie!

    Se solo si insegnasse un po' più di scienza nelle scuole di ogni ordine e grado...

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  3. Grande! Ci sei anche andato giù leggero...
    Posso linkarti nel mio blogroll?

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  4. Arrivato a un certo punto era diventato come sparare sulla Croce Rossa :-)

    Certo che puoi linkarmi. Anzi te ne ringrazio!

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  5. Aggiunto. Sai, ho chiesto perchè uno si è lamentato ed ha chiesto di essere tolto...

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  6. Chiedere è giusto, nulla dire. Ma essere citati o linkati è in fondo pubblicità per il blog, quindi... ;-)

    Quale è il tuo blog?

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  7. scusate l'ignoranza, ma qualcosa non mi torna.
    questo passaggio mi mette i brividi: "Quello che succederà è che - se il prodotto artificiale brevettato risulterà migliore e/o preferito rispetto a quello naturale classico - il piccolo contadino sparirà non reggendo la concorrenza del grande produttore.
    Ma questo succede già. Anche senza brevetti. E non solo in agricoltura. Purtroppo il pesce grosso mangia il pesce piccolo. E non sempre lo fa con fair play" ..in poche parole si descrive uno scenario futuribile apocalittico: se il mercato premierà l'OGM, la coltivazione non ogm in sostanza sparirà. :-) ciao pomodori veri. ciao broccoli veri. sarete destinati a resistere in qualche orticello privato, ultima enclave in cui preservare corredi genetici considerati inutili dal mercato. peccato che mercato e natura non seguano le stesse leggi ne siano allo stesso piano. ma qui si accetta pacificamente il prevalere del primo sulla seconda. intressante.

    come interessantissimo è il seguente punto di vista: "Il cibo è quello che ti arriva nel piatto, non necessariamente e soprattutto non direttamente quello che viene coltivato o allevato". cioè? una scarpa se riesce a raggiungere il mio piatto diventa cibo? una lampadina? cos'è che non viene coltivato o allevato (o cacciato o pescato...credo che questo fosse sotinteso nel discorso) e che allo stesso tempo è commestibile? boh!

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  8. Per quanto riguarda il primo dei passaggi che tu citi, devi vederlo in senso più vasto: non è tanto l'OGM (o altro) che scaccia il non OGM. È il grande produttore che schiaccia quello piccolo.
    Quindi il prodotto del grande produttore (che può anche essere non OGM) alla fine vince.

    E poi, perché un pomodoro o un broccolo OGM non è un vero pomodoro, un vero broccolo? È solo un pomodoro o broccolo di nuovo tipo.

    Per quanto riguarda il secondo brano che citi... ti invito solo a rileggere quello che ho scritto e quello che hai scritto tu.
    Il tuo commento significa solo che hai frainteso (e non poco) le mie parole.

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  9. bufole.blogspot.com
    Ma dovresti arrivardi dal profilo...

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  10. Ignoranza brevettata: peccato che i diritti per questa machiavellica invenzione li paghino solo coloro ai quali è stata abbondantemente e gratuitamente elargita o imposta e nemmeno se ne accorgono!

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  11. Tutte le volte che leggo su Repubblica articoli che riguardano argomenti di cui sono competente rabbrividisco. E stiamo parlando del primo quotidiano italiano. Del resto la cultura scientifica dell'italiano medio e' imbarazzante. Per questo motivo pero' ho smesso di leggere Repubblica, l'incompetenza non merita di essere presa in considerazione, trovo questi articoli un'offesa nei confronti di quei tanti giovani preparati e in gamba che faticano a trovare lavoro.

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  12. Vorrei aggiungere che il brevetto su varietà di sementi non è una novità.
    Il grano Creso, ottenuto da ENEA per irraggiamento gamma di un'altra varietà nel 1975, venne brevettato ed ha reso in diritti 1 milione 678 mila euro.

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  13. @ Claudio

    Sul tuo profilo hai vari blogs tuoi, non sapevo a quale ti riferivi. Come poi l'ho trovato :-)

    @ Alquanole

    Del Creso ne scrissi ad aprile (anche se non per questione di brevetti): http://pensieri-eretici.blogspot.com/2011/04/ogm-e-nucleare-tavola.html

    @ CosmicMummy

    Triste ma vero. E l'altro grande quotidiano (il Corriere) non è meglio. Un pochino meglio (ma solo un pochino) è la Stampa.

    @ Bb

    Purtroppo l'ignoranza la paghiamo tutti. Anche quelli che non la possedono :-(

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  14. Un fatto del genere non può che fareci indignare a livello "cosmico", perchè uno che si permette di scrivere tutte queste assudità su un quotidiano diffusissimo e una vergona. Ma doppia vergogna a chi ha autorizzato la pubblicazione di questa roba! Capisco fino a un certo punto, il tuo punto di vista sulla diffusione della tua analisi e cioè pivilegiare la qualità rispetto alla quantità, ma sarebbe positivo se ogni persona che trovasse falsi articoli li segnalasse e forse le persone si toglierebbero le fette di salame che hanno sugli occhi.Magari in fututo i giornalisti si metterebero veramente a fare il loro mestiere seriamente! Io la televisione non la guardo più per questo motivo. Mi sono saturata. I giornali li leggo ma mi chiedo fino a quando...temo che arriverò a un punto che mi saturerò pure di questi! Ma lui sa che gli hai scritto questo commento? Mi piacerebbe sapere cosa ha da dire per difenderi o scusarsi!! Ciao Sonia

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  15. Cara Sonia,

    non so se Tarquini sa del mio intervento. Visto che è stato citato anche in altro angolo della presenza web del gruppo L'Espresso (oltre al discorso Facebook) dubito però che lo ignori.

    Comunque io avrei voluto segnalarglielo nello spazio commenti al suo articolo in rete... molti articoli lasciano la possibilità di commentare... guarda caso però per quell'articolo i commenti non sono attivati...

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  16. ovviamente sono partita dal primo post per gustarmi i successivi. Hai smontato pezzo pezzo l'"articolo" e sono certa che avresti potuto essere anche più cattivo. Non ti smentisci, sei un mito! P.S. tra l'altro, grazie a te ho appreso questa notizia, che mi era sfuggita...vado avanti!

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  17. Arrivato a un certo punso era diventato come sparare sulla CRoce Rossa :-)

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  18. Mauro, chiedo scusa, ma il punto del mio commento è che il Creso è brevettato (ed ha reso...).

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  19. Lo so, il tuo commento era assolutamente chiaro.

    Il mio "controcommento" non era per contestare quanto da te scritto (anzi!), ma solo per far leggere una breve storia del Creso a chi non la conoscesse.

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