giovedì 28 dicembre 2006

Vacanze

Per vostra gioia - o dolore? :-) - non sono sparito: sono solo rientrato in patria per godermi qualche giorno di vacanza.

Ci risentiamo - anzi rileggiamo - il 5 gennaio.

Auguri a tutti,

Mauro.

venerdì 15 dicembre 2006

Welby e l'eutanasia

Da qualche tempo siamo assaliti dal "tormentone-Welby": ha diritto di morire o no?
Sinceramente - e qui mi darete del cinico bastardo - mi sono talmente stufato di tutte queste parole a vuoto (perché tutti ne parlano e scrivono, ma quasi nessuno dice veramente qualcosa) che mi verrebbe voglia di dire: "Staccate quella benedetta spina, così ce lo togliamo dalle pagine dei giornali e dai servizi TV".

Chiaramente il problema non è così semplicistico e l'accanimento terapeutico e l'eutanasia sono temi estremamente complessi. E non solo da un punto di vista etico.

Certe volte ho però l'impressione che sia i fautori del "lasciar morire" sia i suoi nemici poco sappiano di cosa le espressioni "accanimento terapeutico" ed "eutanasia" significano.
Voglio cercare qui di chiarire questo punto, senza prendere posizione pro o contro l'una o l'altra cosa.

Accanimento terapeutico è insistere a tenere in vita una persona con cure che non possono guarirla neanche parzialmente, ma che senza le quali morirebbe non di vecchiaia, ma prima, talvolta subito. Anzi, spesso sono cure che rallentano solo la morte.

Eutanasia significa invece interrompere una vita (malata, inguaribile, vegetativa, ma comunque vita) con un atto esterno (di medico, parente o chichessia) voluto, vita che spesso potrebbe continuare fino a una normale morte di vecchiaia, anche se rimarrebbe una vita non goduta.

Quindi:

- l'eutanasia è un gesto attivo, chi la opera compie un'azione (che per la legislazione corrente è paragonabile all'omicidio, ma questo è un discorso giuridico, non etico o lessicale);

- l'interruzione dell'accanimento terapeutico è invece un qualcosa di passivo, nel farlo non si compie un'azione, si smette solo di far qualcosa (e col paragone giuridico di prima ciò potrebbe essere - a mio parere - al massimo paragonato a un'omissione di soccorso, non a un omicidio).

Però sembra comodo a entrambe le parti in disputa confondere l'eutanasia con l'interruzione dell'accanimento terapeutico.

Signori miei, sono due cose diverse.

Una persona può benissimo essere contraria all'eutanasia e favorevole all'interruzione delle cure o viceversa, senza per questo dover essere tacciata di incoerenza o peggio. Basta che questa persona sappia spiegare (almeno a sé stessa) perché è favorevole a una delle due cose e contraria all'altra.

Saluti,

Mauro.

martedì 12 dicembre 2006

A pensar male si fa peccato, ma...

Pochi giorni fa si è verificato l'ennesimo delitto familiare, almeno apparentemente. A Erba sono state uccise quattro persone e ferita una quinta (Uccide quattro persone e brucia la casa).

Tutti gli indizi (cioè praticamente nulla, a parte la sua apparente irrintracciabilità) sembravano indicare che il colpevole fosse un tunisino, marito di una delle vittime, padre di un'altra e genero di una terza.
Subito la stampa (e anche le autorità) lanciano la caccia al tunisino, colpevole per definizione (indagini e processo non sono certo necessarie per sapere che è lui il colpevole), dando oltretutto per scontato che fosse scappato in Svizzera.
Cito il procuratore capo di Como: «Da questa notte non ci siamo fermati un minuto e sono convinto che prima di sera riusciremo a prenderlo. Già abbiamo individuato il suo furgone e sappiamo in quale zona si è diretto per la sua fuga».

Oggi marcia indietro: al momento del delitto il tunisino era in Tunisia, notizia confermata dal suocero (Strage Erba, «il presunto killer è in Tunisia» ), che ha perso nella strage moglie, figlia e nipotino.
E spuntano tanti indizi (non pochi come prima) che avrebbero dovuto portare autorità e stampa a capirlo subito, senza dover aspettare che l'uomo telefonasse al suocero.

Ora io mi e vi chiedo: siamo sicuri che se l'uomo fosse stato italiano o almeno europeo occidentale sarebbe stato condannato subito alla gogna allo stesso modo?
Io dico: da certa stampa forse sì, ma non da tutta. E di sicuro non da autorità e investigatori.

Saluti,

Mauro.

giovedì 7 dicembre 2006

Chi elegge i politici?

Ci si lamenta sempre (o quasi) della disonestà e/o incompetenza dei politici. Sia nella mia Italia, sia qui in Germania, dove vivo.

I politici sono tutti uguali. La politica è sporca. Servirebbero facce nuove. Eccetera, eccetera.

Non voglio fare lunghe disquisizioni politiche o sociologiche al proposito... però, dato che a ogni elezione i candidati disponibili sono molto, ma molto più numerosi dei posti da occupare... eppure rispuntano quasi sempre le stesse facce dopo le elezioni... vorrei solo fare una domanda:

Chi li elegge questi politici, questi "sempre gli stessi"? Chi? Lo Spirito Santo? O forse c'è qualche responsabilità di chi poi si lamenta?

Saluti,

Mauro.

lunedì 4 dicembre 2006

Bullismo, handicap e telefonini

Dopo lungo silenzio, dovuto a ragioni personali, rieccomi qui, a scrivere per voi :-)

E vorrei parlare di un episodio che nelle scorse settimane ha avuto un posto di assoluta rilevanza nelle cronache italiane, cioè il filmato messo in rete che mostra un bulletto che picchia un compagno di classe disabile col sostegno di alcuni compagni e gli altri che fanno da spettatori. E una compagna che filma tutto col telefonino.

Certi episodi non si condanneranno mai abbastanza, ma io qui vorrei soffermarmi su un singolo aspetto: le riprese fatte col telefonino.

Un amico, su un altro forum, ha chiesto:

"Secondo voi, l'esistenza dei videofonini fa crescere la voglia di fare queste cose per metterle in rete, o semplicemente queste cose si sono sempre fatte e grazie ai videofonini questi imbecilli le fanno venire a conoscenza di tutti?"

Bene, vorrei rispondere a questa affermazione, con la mia opinione al proposito.

I telefonini (che io comunque non apprezzo - quello che posseggo permette solo di telefonare e ho dovuto quasi litigare col negoziante per averne uno senza macchina fotografica, videocamera, internet o chissà cos'altro) non sono i colpevoli. O almeno non i prinicipali.

La colpa risiede soprattutto nella visione distorta del mondo che il boom televisivo commerciale degli ultimi due decenni ha prodotto.
Oggi tutto viene visto come uno spettacolo, anche la realtà viene confusa con la finzione.

In quella scuola chi ha ripreso le immagini, chi è stato a guardare e basta, in fondo credeva che fosse uno spettacolo e come tale se lo è goduto.
Allo stesso modo in cui la sera si gode in TV il grande fratello o altre cagate simili.

Il violento, il bullo, il prevaricatore c'erano anche a miei tempi. E anche ai tempi di mio padre e di mio nonno. Ma non c'erano - o c'erano meno - spettatori.
Se nella mia classe vent'anni fa qualcuno avesse picchiato un disabile, il 90% dei compagni non coinvolti avrebbe comunque capito subito che era una cosa vera, non un film. E se coraggiosi e forti abbastanza sarebbero intervenuti, se no sarebbero usciti. Ma non sarebbero rimasti lì a guardare.

Io vorrei interrogare gli "spettatori" di Torino, per scoprire se si sono resi conto che la violenza a cui hanno assistito era reale e non solo uno spettacolo.
Ma ho paura di ciò che scoprirei...

Saluti,

Mauro.