martedì 18 luglio 2017

giovedì 13 luglio 2017

Costituzione - Disposizioni transitorie e finali: La disposizione XII

Negli ultimi giorni ha fatto tanto rumore la proposta di legge del deputato PD Emanuele Fiano volta a proibire simboli e gesti di natura fascista.

Logicamente quasi tutti (favorevoli e contrari) hanno tirato in ballo la Costituzione, generalmente a sproposito e senza averla letta (come avevo già dimostrato qui per l'articolo 11 e qui per l'articolo 32), sostenendo che detta simbologia fascista è già ivi trattata e che quindi in sostanza:
1) la legislazione al proposito non esaurisce completamente quanto la Costituzione prevede e quindi va ampliata/precisata (i favorevoli);
2) nella Costituzione c'é già tutto e non serve altro (i contrari, tra cui i neofascisti, quindi coloro che dovrebbero essere i primi nemici della Costituzione).

Ma cosa dice la Costituzione veramente?

Sorpresa: sui simboli fascisti non dice proprio nulla. NULLA!

La XIIma disposizione transitoria e finale recita infatti:
"È vietata la riorganizzazione, sotto qualsiasi forma, del disciolto partito fascista.
In deroga all'articolo 48, sono stabilite con legge, per non oltre un quinquennio dalla entrata in vigore della Costituzione, limitazioni temporanee al diritto di voto e alla eleggibilità per i capi responsabili del regime fascista."

A noi logicamente interessa il primo capoverso, visto che il secondo (oltre a non parlare di simboli) ha esaurito il suo compito il 31 dicembre 1952, cinque anni dopo l'entrata in vigore della Costituzione (entrata in vigore datata 1° gennaio 1948).

E di cosa parla questo primo capoverso?
Parla del partito fascista, non dei suoi simboli. SOLO del partito in quanto tale.

Cosa significa ció a livello costituzionale e legislativo? Che usare simboli e gesti fascisti non è anticostituzionale e diventa reato solo nel momento in cui diventa veicolo per ricostituire il partito fascista o per commettere/facilitare altri reati previsti dal codice.

Ora si può essere favorevoli o contrari alla proposta Fiano (io qui non mi pronuncio), ma per favore NON TIRATE IN BALLO LA COSTITUZIONE.
Qui la Costituzione non c'entra nulla.

Saluti,

Mauro.

P.S.:
Un'altra osservazione, tanto per far capire quanto è "attenta" la stampa sulle notizie e sulla realtà: la proposta di legge è del 2 ottobre 2015 (quasi due anni fa) ma a leggere i giornali sembra una proposta fatta in tutta fretta dopo la scoperta della spiaggia "fascista" a Chioggia dei giorni scorsi.

P.S. 2:
Non venitemi a rompere le palle col discorso che sono disposizioni TRANSITORIE e finali: dato che i padri costituenti non hanno stabilito date di scadenza (se non per singoli punti esplicitamente evidenziati, come il secondo capoverso di cui sopra), dette disposizioni, fino a che non vengono abolite, hanno lo stesso identico valore di tutti gli altri articoli.

giovedì 6 luglio 2017

Lo scappamento dell'auto elettrica

©Stern

Vedete la centrale a carbone? È lo scappamento della nuova auto elettrica di papà.

Saluti,

Mauro.

lunedì 3 luglio 2017

Se il criminale è italiano o straniero

Generalmente la stampa quando riporta la cronaca di un reato specifica la nazionalità del colpevole (o presunto tale) solo se straniero, non se italiano (lo stesso capita qui in Germania, logicamente sostituendo "italiano" con "tedesco").
La domanda è: perché si specifica la nazionalità del criminale o presunto tale solo se straniero?

Molti vedono in questo fatto una sorta di razzismo non esplicito, come voler sottintendere "Vedete che se fossimo solo italiani (o tedeschi) le cose andrebbero meglio?".

Io non sono d'accordo.
Il razzismo è purtroppo vivo e presente nella nostra società, ma io non lo vedo in questo atteggiamento della stampa.

In questo atteggiamento vedo qualcosa di molto più semplice: il fornire dati relativi a una notizia.
E perché allora non specificare quando l'autore del reato è italiano (o tedesco)?
Sinceramente mi stupisce che molti se lo chiedano.

La spiegazione è in realtà a mio parere semplice.
Dato che in grande maggioranza le persone presenti sul territorio italiano sono italiane (e in grande maggioranza quelle presenti sul territorio tedesco sono tedesche), si da giustamente per scontato che quando succede qualcosa (anche in positivo, non solo in negativo) le persone coinvolte siano italiane (o tedesche in Germania), non serve specificarlo.
Mentre quando le persone coinvolte sono straniere, se non lo si specifica manca un'informazione, è come se fossero tutte italiane.

Ora si può discutere se detta informazione sia essenziale, se aggiunga qualcosa alla notizia. Su questo ci sono pareri discordanti (io personalmente direi che dipende dal contesto dell'avvenimento, ma è solo la mia opinione).
Ma il razzismo - almeno in questo caso - non c'entra nulla (e quando c'è razzismo lo si capisce dal tono dell'articolo, non certo dallo specificare o meno la nazionalità).

Saluti,

Mauro.

domenica 2 luglio 2017

Il superamento delle ideologie

Uno dei dogmi della politica odierna - di qualsiasi colore - è il superamento delle ideologie.

Poi leggi i programmi e ascolti i comizi e ti rendi conto che a essere state messe da parte sono le idee, non le ideologie.

Saluti,

Mauro.

venerdì 30 giugno 2017

I misteri del tedesco 5 - Numeri al contrario

Tra le tante particolarità e stranezze del tedesco (almeno in confronto alle altre lingue europee) vi è l'inversione decine-unità nella costruzione dei numeri a due cifre.
Cosa intendo?
Ve lo spiego con un esempio. Prendiamo il numero 24. In cifre si scrive così in tutta Europa. Ma in lettere? Vediamolo (limitandoci alle lingue principali).

Italiano: ventiquattro, cioè 20+4.
Inglese: twenty-four, cioè 20+4.
Francese: vingt-quatre, cioè 20+4.
Spagnolo: vienticuatro, cioè 20+4.
Polacco: dwadziescia cztery, cioè 20+4.
Russo: Двадцать четыре, cioè 20+4.
Svedese: tjugofyra, cioè 20+4

Ma... tedesco: vierundzwanzig, cioè 4+20.

E ciò vale per tutti le decine, con solo due eccezioni: i numeri 11 e 12, che vengono resi con una parola unica (11=elf e 12=zwölf).

Vero è che per alcuni numeri c'è l'inversione anche in italiano (i numeri tra 11 e 16: un-, do-, tre-, quattor-, quin-, se-dici) e in inglese (i numeri tra 13 e 19: thir-, four-, fif-, six-, seven-, eight-, nine-teen), ma in tedesco è proprio sistematica per tutte le decine (e, logicamente, si conserva se queste decine sono inserite all'interno di centinaia, migliaia, ecc.).

Saluti,

Mauro.

Altre puntate:
I misteri del tedesco 1
I misteri del tedesco 2
I misteri del tedesco 3 - Culto e cultura
I misteri del tedesco 4 - In cucina

giovedì 29 giugno 2017

Considerazioni sparse sulle amministrative

Un paio di considerazioni sparse sulle amministrative conclusesi col ballottaggio di domenica scorsa in Italia.
Non voglio fare un'analisi completa e sistematica, solo fissare un paio di punti che mi sembrano interessanti e importanti.


1) Non ha vinto un partito o l'altro, una coalizione o l'altra: hanno perso tutti.
Ad aver vinto è stata l'astensione, il disinteresse, il menefreghismo.
Se le cose continueranno ad andare male (o, più probabilmente, peggio) non prendetevela con chi amministra i singoli comuni. Prendetevela con gli elettori che se ne sono fregati e che quindi hanno ridotto i ballottaggi a una specie di lotteria.


2) Sento tanto blaterare di sinistra unita: il PD si lamenta che la sinistra "vera" ha favorito le destre per fare la "dura e pura" (P.S.: non è vero), i partiti a sinistra del PD si lamentano che il PD non ha cercato il dialogo (P.S.: non è vero se parliamo del PD, lo è se parliamo solo della persona Renzi).
Entrambi però aggirano, ignorano il vero punto: ai ballottaggi, anche se PD e sinistra "vera" avessero fatto blocco, nella maggioranza dei casi i numeri non sarebbero bastati lo stesso. È da qui che deve partire la riflessione, non da altro.


3) Renzi (come già al referendum) ha fatto l'errore di personalizzare troppo il voto. E alle amministrative questo non ha MAI funzionato. Per nessuno. Tranne che, logicamente, per i candidati sindaci. E Renzi non lo era in nessun comune.


4) Qualche "analista" ha sostenuto che la discussione sullo "ius soli" (che tra l'altro non avremo anche se la legge in discussione dovesse passare senza modifiche, leggetevela bene) ha influito sul voto contro il PD. Io personalmente non credo, o almeno - se lo ha fatto - lo ha fatto in maniera molto marginale.
Se lo "ius soli" avesse spinto gli elettori, l'astensione sarebbe stata molto inferiore, vista la presenza insistente e ubiqua del tema nel dibattito non solo politico.


5) Comunque si valuti il voto di domenica scorsa non credo che lo si possa considerare un test significativo per le prossime politiche, come di fatto (nonostante le leggende metropolitane) le amministrative non lo sono mai stato.
A maggior ragione non lo sarà se la legislatura riuscirà ad arrivare alla sua fine naturale e non si voterà in autunno.


6) Tanti si chiedono come mai Grillo non riesca a sfondare nella "sua" Genova. La domanda è giustificata (del resto anche alle politiche e alle comunali precedenti il M5S ha ottenuto a Genova risultati più deludenti della media nazionale).
Non credo c'entri la tradizione politica della città (se c'entrasse non sarebbe mai stato eletto un sindaco sostenuto anche dalla lista neofascista della Meloni).
La mia impressione da genovese è che Grillo abbia trattato Genova con troppa supponenza. È come se lui avesse pensato: "Io vengo da Genova quindi Genova mi deve votare a prescindere, non serve che mi impegni". E la ha pagata.


Saluti,


Mauro.